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L'importanza dell'integrazione

“Il mondo teme una proliferazione nucleare incontrollata, io, invece, temo l’odio”. Con queste parole la giornalista Anna Politkovskaja, uccisa il 7 ottobre 2006 a Mosca, sintetizzava al meglio il pericolo che stiamo correndo e, forse, la più importante e difficile sfida che il mondo moderno deve affrontare. Il pericolo è il contrasto e lo scontro tra le maggiori civiltà esistenti; la sfida è, al contrario, perseguire e raggiungere, tra le stesse,  l‘integrazione e la coesione. E’ su questi due obiettivi che, credo, si giocherà il futuro della civiltà moderna.
Troppo spesso ci giungono notizie di scontri e crimini commessi ai danni di persone appartenenti ad una diversa civiltà. Troppo spesso intere generazioni sonocresciute e educate ad odiare il diverso, ad odiare ciò che non sono. La madre di una delle tante vittime della guerra che da tempo sta consumando la Cecenia, così commenta i metodi di carcerazione, gli interrogatori e la rieducazione subiti da coloro che sono sospettati di fiancheggiare gli insorti:“La loro non è rieducazione, ma è uno sterminio…Ci restituirete un intero esercito di giovani con il destino segnato e idee aberranti…”. In un’epoca, come quella attuale, in cui persone di differenti origini e fedi entrano sempre più spesso in contatto e arrivano a coabitare le  une vicino alle altre, il dialogo tra civiltà, culture e religioni può diventare un importante fattore di coesione sociale e, al contempo, anche un efficace strumento di lotta al terrorismo.

Coesione perchè, attraverso il dialogo, le diverse civiltà possono imparare a conoscersi e ad accettarsi per quello che sono e per quello che rappresentano. Lotta al terrorismo perchè attraverso l’integrazione credo sia possibile offrire agli immigrati un’opportunità diversa e ulteriore rispetto a quella loro prospettata dal fondamentalismo religioso; e questo non solo quando costoro arrivano nel nostro Paese, ma già nel loro Paese d’origine, aiutandoli nella creazione di un vero regime democratico. Solo offrendo un’alternativa valida e credibile alla delinquenza e al fondamentalismo si può pensare di limitare e contrastare tali fenomeni e proseguire lungo la strada dell’integrazione e della coesione sociale. Il punto centrale e’ che tali obiettivi non possono essere perseguiti con programmi o iniziative isolate, specifiche o emergenziali. L’integrazione e la coesione, nel rispetto rigoroso della legge, dell’ordine pubblico e della sicurezza dei cittadini su cui non si può e non si deve transigere, devono pervaderee permeare l’intera politica, sia a livello locale che nazionale.

A livello locale, in particolare, ritengo occorra uno sforzo da parte di tutte le istituzioni affinché si ponga rimedio alla nascita e alla proliferazione dei cd. ghetti etnici. Permettere la formazione di tali enclaves rende molto più difficile perseguire l’integrazione, vanificando ogni sforzo profuso alla ricerca della coesione. Inoltre, all’interno di tali quartieri è anche più difficile far conoscere e rispettare le norme vigenti, con maggiori rischi in tema di ordine pubblico e un più accentuato senso di insicurezza nella cittadinanza. In un mondo che corre verso la globalizzazione totale, dove sarà impossibile non entrare in contatto con altre civiltà, chiudersi a riccio e rifiutare il dialogo e il confronto e’ controproducente, pericoloso e, soprattutto,anacronistico. Il mondo di domani sarà di chi riuscirà ad accettare il diverso, a comprenderlo e a considerarlo un’opportunità, crescendo insieme a lui. Perché, come ha fatto la Politkovskaja, nessuno debba più scrivere: “Temo l’odio di questi ragazzi. E temo ancor di più chi, con la violenza, costringe i propri simili ad accumularne. Li temo perché prima o poi quel sentimento strariperà dagli argini”.

 

 

Già pubblicato su "il commento" QUINDICESIMA RACCOLTA - 19 LUGLIO 2007

 

19 settembre 2007