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Islam: la religione senza centro. Profili di cultura politica islamica e...

 

Islam: la religione senza centro. Profili di cultura politica islamica e aspetti di frizione con i sistemi democratici occidentali
 
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Il tema affrontato nel presente studio, fino a pochi anni fa, avrebbe interessato solo una ristretta cerchia di addetti ai lavori.
Sociologi, filosofi, storici delle religioni e studiosi delle dottrine politiche, in verità, già da molti decenni affrontano temi inerenti le società islamiche, le architetture politiche affermatesi nei paesi ove la religione di Maometto è maggioritaria e le peculiari dinamiche relazionali intercorrenti fra musulmani e cristiani.
Il bacino del Mediterraneo, da oltre un millennio, costituisce l’area geografica in cui, lo scambio e il confronto, ma spesso il conflitto e l’incomprensione, fra cristiani e musulmani hanno conosciuto e continuano a conoscere la loro massima espressione.
Tuttavia, dopo l’attacco alle Twin Towers del 11 settembre 2001 ad opera del terrorismo jihadista, la religione islamica, i paesi del Medio o Lontano Oriente e del Nord Africa, il loro assetto socio-politico, la forte immigrazione musulmana in Europa (la c.d. cellula di Amburgo, costituiva, infatti, l’ossatura centrale del gruppo di attentatori che hanno assaltato New York e Washington), sono diventati argomenti di stretta attualità, su cui si intensifica non solo l’attenzione degli studiosi delle più svariate discipline, ma anche quella dei media che, quotidianamente, dedicano un crescente spazio a queste problematiche.
Scopo della presente trattazione non è di esporre in modo completo gli aspetti salienti della religione islamica, o analizzare in dettaglio le varie forme istituzionali che, in circa quindici secoli di storia, si sono succedute nei paesi i cui cittadini si sono professati o si professano musulmani.
Il nostro obiettivo, ben più limitato, sarà quello di rappresentare l’Islam in un suo aspetto spesso trascurato, a causa della superficialità con cui i moderni mezzi di comunicazione di massa affrontano la questione. L’Islam non è un blocco unitario o un monolite, bensì un mosaico connotato da enorme diversità al suo interno.
L’Islam è una religione “senza centro”, nel senso che manca una autorità gerarchica universalmente riconosciuta dai credenti, in grado di fissare in modo univoco e tendenzialmente stabile i dogmi di fede. Per certi versi, non sono lontani dal vero, coloro che affermano come l’Islam sia quello che i musulmani stessi vogliono che sia.
Questo rapporto diretto e senza mediazioni fra il fedele e il trascendente, che ha permesso, nella lunga storia della religione islamica, la convivenza o tolleranza sotto le stesse insegne di realtà e sensibilità assai diverse, ha però, pure, permesso la nascita dell’“ortodossia deviante” islamista che invoca il ritorno al modello profetico delle origini, anche sul versante politico.
Viene oggi negata, da una esigua minoranza di seguaci di Maometto, la tradizione lunga dell’Islam che ha prodotto, nei secoli, un certo grado di separazione fra religione e politica.
Una breve rassegna della varietà che compone la galassia islamica, seguita da una sintetica esposizione delle diverse culture politiche presenti all’interno della stessa, ci consentiranno di affrontare con qualche elemento in più, senza la pretesa di chiudere una questione che resta sostanzialmente aperta, il nodo centrale della nostra trattazione: è l’Islam compatibile con la democrazia? Esiste una via perché possa affermarsi un Islam liberale? I modelli occidentali possono applicarsi a sistemi politici e sociali radicalmente diversi? I musulmani che, in modo crescente, emigrano verso il ricco Occidente possono integrarsi pienamente nelle nuove realtà o sono destinati a rimanere in una condizione di “separatezza” che alimenta il rischio della esplosione dello “scontro di civiltà”, paventato da diversi studiosi, influenti uomini politici e famosi opinion makers?
Povertà, scarsa istruzione, autoritarismo, limitazione delle libertà, diseguaglianze di genere, olismo, assenza di laicità, sono tutti elementi che se non contrastati, anche in presenza di procedure elettorali moderne, impediscono l’appropriazione della democrazia da parte del mondo islamico. In questo senso, il decollo economico ha un rilievo centrale: solo questo consente la modernizzazione della società e la formazione di un contesto sociale differenziato in cui, classi e ceti, traendo vantaggio dagli accresciuti spazi di libertà che porta con sé il mercato, potrebbero spezzare il rapporto di dipendenza dai loro governanti.
La democratizzazione del mondo islamico non è un percorso sicuro e necessario ma l’esito di una concorrenza virtuosa e difficile di fattori politici, economici e culturali, che l’Occidente può innescare e supportare, ma che solo ai paesi musulmani spetta di metabolizzare, far propri e consolidare.
Le rapide trasformazioni che investono l’Islam degli immigrati in Europa e nel Nord America è auspicabile che si propaghino all’intero mondo musulmano. Nel nuovo contesto pluralista la fede musulmana è quotidianamente a contatto con le altre religioni e con sistemi democratici; ciò, indiscutibilmente induce a valorizzare una ricerca individuale di spiritualità ed ad apprezzare gli spazi di libertà personale che la democrazia garantisce.
Non può darsi, infine, democratizzazione di un paese senza imboccare la strada del costituzionalismo, che si regge sulla necessità di porre dei limiti a coloro che hanno responsabilità di governo e sulla separazione dei poteri. Il costituzionalismo non è concetto estraneo alla cultura islamica, anche se il governo della legge in quelle realtà ha, quasi sempre, comportato un richiamo alla sharia, con i problemi derivanti dalla esatta ricostruzione della sua portata, della sua lettura evolutiva e progressista e della sua possibile strumentalizzazione ad opera di governanti tradizionalisti o fondamentalisti.

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12 ottobre 2007